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L'infermiere visto come missionario piuttosto che professionista, perché?

Troppe volte l'infermiere è visto come un "missionario" e questo punto di vista forse andava bene parecchi anni fa, quando si discendeva dalla Nightingale e la figura infermieristica era intesa come sottoposto agli ordini dei medici. 


Detto questo, di tempo ne è passato e fortunatamente per noi, ma di più per i cittadini, la nostra Professione ha fatto passi da gigante, in teoria l'infermiere può fare diagnosi, può gestire ambulatori, può (con i dovuti titoli) partecipare attivamente alla ricerca scientifica, quindi oggi è intesa come vera e propria PROFESSIONE. 


Ho scritto in teoria, perché in alcune realtà e mi dispiace dirlo, l'infermiere si trova relegato ad attività domestico alberghiere che ahimè non rispecchiano l'attuale infermieristica, per carità non si storce il naso davanti a certe cose, ma è giusto che il cittadino e l'utenza tutta conosca che non è di competenza infermieristica, professionalmente parlando in tutta Italia si lavora sotto organico e alcuni, anzi troppi colleghi lavorano in costante stress e con unità mancanti se a questo poi si aggiungono le responsabilità di chi dovrebbe garantire un adeguato numero di unità infermieristiche e ausiliare il puzzle è completo. 

Quello che state leggendo è stato anche legiferato dalla legge qui sotto:


In pratica con l'istituzione dell'Oss le attività domestico alberghiere non sono più di competenza infermieristica, ma l'Oss collabora con l'infermiere, in teoria. 

Continuo a dire in teoria, perché anche qui sulla carta o meglio per la legge, c'è scritto una cosa, mentre in molte realtà succede l'opposto, le Aziende non assumono Oss e utilizzano le unità infermieristiche come jolly. 


Esatto veri e propri jolly della sanità, in questo modo si lavora il doppio, da infermieri e da Oss, questo porta a quello che leggerete in basso, ma in pratica porta ad un'assistenza che può essere precaria, sott'organico, stressante e dannosa per tutti, cittadini compresi. 

Questo non vuole assolutamente giustificare gli episodi che ci vengono presentati ogni giorno in prima pagina, ma anzi vuole dare al cittadino uno strumento per chiedere quello che gli spetta, in Italia c'è il più alto tasso di rapporto infermerie - paziente 1:13, negli altri paesi, 1:6, in parole povere un infermiere che deve prestare assistenza a 13 persone è esposto a rischi di salute, ma ancor di più il margine d'errore è incrementato. 

Ora non sta a me cercare i colpevoli di questo e lungi da me fare politica, ma i continui tagli alla spesa sanitaria, così come l'istruzione, ha penalizzato il Sistema Sanitario Nazionale, una volta fiore all'occhiello di questo paese? 
In attesa di risposte concrete, il minimo che si possa fare e impegnarci costantemente e pretendere che qualcosa cambi. 

Da un paio d'anni l'infermiere è diventato quasi uno "strumento" politico, ma ad oggi si è visto ben poco, un cittadino poco informato sulla nostra professione, una professione che fatica a trovare il giusto posto nella sanità, ma soprattutto nella società e i professionisti stessi che, nel massimo sconforto vanno avanti perché credono in questa professione. 

Dalla mia esperienza all'estero sto imparando tanto e sarebbe bello partecipare come parte attiva al cambiamento che ci spetta, che gioverà al cittadino in primis e poi alla nostra professione. 

Quello che da anni gli infermieri italiani chiedono è "soltanto" un giusto riconoscimento professionale e sociale, questo può arrivare sicuramente con la costante formazione degli stessi, ma anche con una giusta "pubblicità" si deve arrivare al cittadino e informarlo che dietro ai sorrisi, all'empatia e le altre cose, vi sono professionisti, alla pari dei medici, dei radiologi e delle altre professioni sanitarie. 

Informare correttamente i cittadini è un dovere ed essere informati è un diritto. 



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